IL DEMONIO NON PUÒ NULLA SULLA VOLONTÀ, POCHISSIMO
SULL'INTELLIGENZA, E TUTTO SULLA FANTASIA.

- Joris Karl Huysmans -


E’ CON SATANA CHE LA TRISTEZZA E L’INQUIETUDINE DISPERATA ENTRANO NEL MONDO
- Georges Bernanos -

PREGHIERA DI PAPA LEONE XIII A SAN MICHELE ARCANGELO

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro le malvagità e le insidie del diavolo; sii nostro aiuto. Ti preghiamo supplici: che il Signore lo comandi! E Tu, Principe delle milizie celesti con la potenza che ti viene da Dio, ricaccia nell'inferno satana e gli altri spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per perdere le anime. Amen

venerdì 25 ottobre 2013

Un esorcismo raccontato da Don Giuseppe Tomaselli

 
Purtroppo non solo tra i miscredenti, ma persino tra alcuni cattolici praticanti si è diffusa l'erronea opinione secondo cui il demonio non esiste o se esiste non è pericoloso. Ho tratto dal libretto "Satana nel mondo" scritto dal celebre esorcista Don Giuseppe Tomaselli, il racconto di un esorcismo effettuato dall'autore stesso, nella speranza che qualche miscredente possa ricredersi. La serietà dello scritto è comprovata dalla fama di santità di Don Giuseppe Tomaselli oltre che dall'approvazione ecclesiastica.

Visto per la Società Salesiana
Catania, 18 - 4 - 68
Sac. Calogero Conti

IMPRIMATUR
S. Lucia del Mela 13 - 5 - 68
+ Francesco Tortora
Vescovo-Prelato

 PRIMO INCONTRO

Un giorno, 18 maggio 1965, venne a trovarmi un uomo. Così mi parlò: - Sono stato indirizzato a lei dalle Suore di San Paolo della città. Sono molto sofferente. Sono stato in giro tanto tempo per avere sollievo; ma ormai sono stanco. Mi aiuti lei!

- Di che cosa si tratta?

- Ho disturbi diabolici. Prego, prego, prego sempre. L'unica mia forza è la preghiera.

- Che lavoro compie?

- Prima ero impiegato nell'Amministrazione Provinciale della mia città. A causa dei miei continui e forti disturbi, dovetti lasciare il lavoro.

- Vediamo se i suoi disturbi sono proprio diabolici, poichè potrebbero provenire dal sistema nervoso indebolito. Di salute come sta?

- Fisicamente sto bene. Sono stato da specialisti, ho avuto visite, mi hanno esaminato con i « Raggi X », mi hanno fatto analisi di tante specie ed è risultato sempre un organismo perfettamente sano.

- Quanti anni tiene?

- Trenta quattro.

- Ora dica: Come sono cominciati i suoi disturbi?

- Circa sette anni addietro all'improvviso cominciai a sentirmi male, in tutto il corpo, come oppresso da un peso. E poi ... dolore di viscere, dolore alle ossa, la gola serrata ... Mi abbattei e credevo di morire.

Dopo qualche tempo mi apparivano cose strane, ad esempio, un grosso serpente che mi attorcigliava e mi mordeva. Io tremante pregavo.

Spesso, di notte e di giorno, mi apparivano esseri mostruosi, in forma di demoni, e questo mi terrorizzava.

A letto talvolta sentivo tirarmi le coperte; nella mia camera apparivano luci e fiamme.

Per due anni non sapevo a chi confidare le mie pene. Pregavo e solo così avvertivo qualche sollievo. Quando mi decidevo a fare la Comunione, provavo un senso di disgusto; ma mi comunicavo lo stesso.

Siccome pregavo molto, durante la preghiera udivo vicino a me uno che bestemmiava contro Gesù Cristo e contro i Santi. Subito guardavo attorno e non vedevo alcuno.

Mi piacevano le letture sante. Comprai la Bibbia ed altri libri religiosi; ma il demonio, assalendomi, me li faceva strappare.

Poichè i disturbi non cessavano, ed anzi aumentavano, decisi farmi esorcizzare per cacciare il demonio.

Andai in diverse città d'Italia, anche in Francia, a Chalon ed a Lione, per farmi liberare da Sacerdoti capaci. Mi recai anche da Padre Pio, il quale mi disse: Io ti benedico e speriamo che durante il viaggio di ritorno a casa il demonio ti lasci per sempre. -

Invece tutto è continuato come prima. Spesso i demoni, in grandi schiere, mi circondano e mi fanno soffrire.

Avrei tante altre cose da dire, ma ne faccio a meno.

Mentre avveniva il primo incontro di quest'uomo con me, nel mio ufficio venne un Vescovo. Approfittai dell'occasione.

- Eccellenza, quest'uomo è indemoniato. Vorrebbe essere liberato; prega molto e spera.

- Ma è proprio indemoniato? - soggiunse il Vescovo.

- Eccellenza, ecco una prova! L'indemoniato davanti ad un oggetto sacro reagisce subito e questo è uno dei tanti segni dell'ossessione. Voglia osservare! - Appena l'uomo vide il Crocifisso che io tenevo in mano, il demonio si manifestò. L'ossesso indietreggiò, alterò la voce, il suo volto si fece strano e giù bestemmie contro Dio e la Madonna. Poi inveì contro il Vescovo con parole e con gesti triviali, quantunque Sua Eccellenza fosse un Pastore esemplare.
Impallidì il Vescovo e disse:

Tu, o demonio, sarai vinto dalla Madonna. Ti mostri forte con noi, ma la Madonna è più forte di te.

Dopo questa battuta il Vescovo disse a me e ad altri tre presenti: Veramente qui c'è il demonio! -

Allora tracciai un segno di Croce sulla fronte dell'ossesso ed all'istante fu lasciato libero; infatti ritornò normale, risollevato e baciò il Crocifisso con devozione.

Vista la situazione, dissi all'uomo: Lei ha bisogno degli Esorcismi solenni. Per riuscire nell'impresa, che non è facile, occorre tempo. Date le mie occupazioni, non intendo mettermi a fare gli Esorcismi. Si rivolga ad altro Sacerdote, che possa mettersi a sua disposizione. -

L'indemoniato dopo qualche tempo partì dalla mia città e ritornò al luogo natìo.

SECONDO INCONTRO

Trascorsero due anni.

Una domenica, mentre rincasavo sul mezzogiorno, un tale si avvicinò e mi baciò la mano. Era l'indemoniato. Gli dissi:

- E lei è in questa città?

- Siccome nella mia città sono conosciuto e sento vergogna, preferisco stare qui.

- Ed ora cosa fa?

- Cammino. Devo camminare per almeno cinque ore, anche sotto la pioggia e con il freddo. Il demonio che ho addosso vuole così.

- Ma ancora non si è liberato? - E chi mi libera? -

Ne ebbi compassione. - Beh, soggiunsi, per questa volta mi metterò io. Venga a trovarmi e così si daranno le botte al demonio. Intanto preghi!

- E si che prego! Prego continuamente, con la bocca o con la mente, per sei o sette ore al giorno, invocando il Sangue di Gesù Cristo! Povero me se non pregassi! Ripeto spesso: Satana, ti sgridi Dio! ... Il Sangue di Gesù Cristo ti abbatta! ... - E mi comunico ogni giorno.

- Dunque si faccia coraggio! Domani l'attenderò.

Vengono a trovarmi tanti. Mentre mi disponevo a fare le forti preghiere per l'indemoniato, giunsero alcune donne ed alcuni uomini, persone già messe a conoscenza del fatto.

Domandai all'indemoniato, che era piuttosto sereno: Lei permette che assistano costoro?

- Niente di male; purché non ci sia qualche fotografo.

- Stia tranquillo! Frattanto si disponga. Mentre lotterò con il demonio, lei preghi nella mente. -

Erano presenti un gruppetto di pie donne, un dottore, tre professori, due sottufficiali di Questura, alcuni padri di famiglia e qualche giovanotto.

Prima d'iniziare dissi:

Se qualcuno ha paura di assistere all'esorcismo, si allontani. Raccomando ciò specialmente alle donne. - Si allontanò solo una madre di famiglia.

Continuai: Non fatevi meraviglia se quest'uomo bestemmierà o dirà parolacce; non sarà lui, ma lo spirito maligno. Ed ora mettetevi in ginocchio. Recitiamo tutti l'atto di dolore. Umiliamoci profondamente davanti a Dio!

Mentre ci si disponeva a questo, il demonio cominciò a tormentare l'uomo. Subito iniziai la preghiera, dicendo solo nella mia mente:

« Signore, sono nulla al tuo cospetto e molto debole davanti alle potenze infernali. Per la dignità sacerdotale, di cui mi hai rivestito per la tua misericordia, per le preghiere dei presenti e per la tua vittoria su Satana, fa' che io possa dominare il maligno spirito e permetti che egli dica qualche cosa, che un giorno possa giovare alle anime ».

Quantunque avessi pregato mentalmente, il demonio conobbe il mio pensiero e frattanto mi guardava con occhi biechi.

L'ossesso improvvisamente contorse il collo a più riprese, agitava spasimante ora le braccia ed ora le gambe e bestemmiava contro il Signore e la Madonna.

Toccai con il dito le sue labbra e subito tacque.

Tenendo poi la mia mano sopra il suo capo, in segno di dominio come Ministro del Signore, gli dissi:

- Se Dio te lo permette, dimmi il tuo nome!

- Sono il principe degli angeli ribelli, Lucifero! -
Udito ciò, dissi ai presenti: Invochiamo allora l'Arcangelo San Michele, il vincitore di Satana.

- Michele, esclamò l'ossesso, ... lo conosco! ... Abbiamo lottato assieme e poi mi ha precipitato ed incatenato negli abissi infernali! -

Tre volte invocammo San Michele e ad ogni invocazione Satana fremeva sempre di più, tormentando il paziente.

Continuai: Che peccato hai fatto in Cielo?

- Tu lo sai! ... Mi ribellai a Dio... Del resto, leggi la Scrittura.

- Che Dio ti maledica, o Satana!

- Ma io sono già maledetto!

- Nel nome di Dio, ti comando di rispondere: Come mai tu, che in qualità di capo mandi in giro i demoni e ti servi di loro, questa volta sei venuto in costui tu personalmente?

- Non riescono, perchè lui prega troppo. Ma ora devo lasciarlo e ritornare nel pozzo infernale. Là aspetto voi! Ma quest'uomo andrà altrove. Vi aspetto con me nel fuoco! - Ed alterando la voce da far paura, soggiunse: Ma ... fuoco fuoco!

- Che differenza c'è tra il fuoco della terra e quello dell'inferno?

- Quello della terra è materiale; quello dell'inferno è di potenza divina. - Se si proponesse a te: Se farai la tale o tal'altra cosa, tu uscirai dall'inferno! - cosa saresti disposto a fare?

- Ipotesi inutile! La mia condanna è eterna.

- Nel nome di Dio, rispondi ancora! Le anime che stanno nell'inferno, per quali peccati vi sono cadute?

- Tu lo sai.

- Lo so; è per la disonestà. Ma in modo particolare?

- Per adulterio, per omicidio, per ateismo.

- Se Dio ti permette di parlare, rispondi su questo: Quando tu vai in giro per il mondo, cosa fai?

- Tento; lavoro nella mente umana. Spingo alla bestemmia, all'omicidio, all'odio, al furto, all'impurità e ad altri peccati. Rovino più anime che posso. Ma devo anche dire che in questo mio lavoro talvolta sono percosso dal Creatore e daglí Angeli. -

Pensando che le dichiarazioni di Satana, un giorno pubblicate, avrebbero potuto essere utili alle anime, continuai ad interrogarlo. Certamente il maligno rispondeva perché era obbligato a farlo.

- Che lavoro fai con quelli che si confessano?

- Dopo averli spinti al peccato, li accompagno sino al confessionale; li tento affinchè dicano bugie al Confessore. Però i buoni non mi danno ascolto.
- Presso i moribondi cosa fai?

- Sino all'ultimo dò l'assalto, nella speranza di vincere.

- Se venissero nel mondo coloro che sono nell'inferno, cosa direbbero ai viventi? -

A questo non rispose.

Credo che la risposta sia quella data da Gesù Cristo nella parabola del ricco Epulone: Se non ascoltano Mosè ed i Profeti, non crederanno nemmeno se uno risuscitasse dai morti. - (S. Luca - XVI - 31).

Il che significa: Se certi dannati si presentassero nel mondo e parlassero dell'inferno, i cattivi li piglierebbero per pazzi e non crederebbero lo stesso.

Frattanto tutti i presenti guardavano l'indemoniato. I loro volti erano pallidi e gli occhi sbarrati, meravigliati di ciò che vedevano ed udivano. Osservai che i più impressionati erano gli uomini. Esortai tutti ad intensificare la preghiera. Satana inferocì; faceva segni poco educati, gridando: Miserabili, non pregate! ... Bestemmiate! ... Andate piuttosto a divertirvi al cinema!... -

La rabbia satanica si riversò sull'ossesso. Questi provava forti attacchi dolorosi, ora al cuore, ora alla testa ed ora ad altre membra; compresi ciò perchè egli spasimante portava la mano sulle varie parti del corpo, indicando ove soffriva di più.

Appena poggiavo la mano sacerdotale sulla parte sofferente, all'istante cessava lo spasimo locale. Satana era sotto il dominio della potestà del Sacerdote.

Intanto facevo internamente atti di umiltà. Guai a me ed all'ossesso se io avessi fatto qualche atto di superbia! Avrei rese nulle le fatiche dell'esorcismo. Il maligno tentò assaltarmi dicendomi parole di lode. Per grazia di Dio compresi e respinsi l'assalto.

Vedendosi alle strette, il brutto spirito esclamò:

- Maledetto il momento in cui quest'uomo s'incontrò con te! ... Ti piglierei a schiaffi, come ho fatto con altri; ma non posso farlo! ... E voi, donnacce, che pregate, sappiate che io potrei torcervi il collo a tutte; ma non mi è permesso farlo! Voi pregate e con voi c'è la potenza divina!... Posso vendicarmi soltanto sopra questo uomo. Come tormentai Giobbe nel corpo, così tormento questo miserabile! Non posso toccare l'anima sua, ma il corpo sì; ed allora lo faccio soffrire, portandolo in giro sotto la pioggia, e lo spavento con orribili visioni! -

E qui bestemmie! Gli toccai le labbra e tacque.

- Se è volontà di Dio ed Egli te lo permette, rispondimi:

- Sei solo in quest'uomo?

- Con me ci sono tanti altri. Ho a disposizione una legione di combattenti, demoni a me soggetti. Andiamo in giro per la terra. Conosco tutti e conosco tutte le lingue ed i dialetti. Potrei parlare in tedesco, francese, inglese, spagnolo, portoghese ...

A queste parole pensai:

Se gli permetto di parlare in lingua estera, forse Dio non sarà contento, quasi io volessi appagare la mia curiosità, e tanto più che tra le norme degli Esorcisti c'è anche questa: Non si facciano domande di curiosità - Inoltre pensai: Questa potrebbe essere un'insidia diabolica, perchè, ascoltando lui con interesse, smetteremmo tutti di pregare. Per tal motivo non gli permisi di parlare.
Proseguii nelle mie domande:

- Quali luoghi della terra tu preferisci?

- Certamente gli abitati, perché là trovo le anime.

- Se hai altro da dire e Dio te lo permette, parla!

- Ho da dire questo: Devo lasciare quest'uomo e ritornare nel pozzo eterno, ove Michele mi ha incatenato.

- Vedi come Gesù trionfa sopra di te!

- Il Cristo morendo in Croce mi ha schiacciato!

- Anche Maria Santissima ti ha schiacciato il capo!

- Ah, questa Donna! ... Non dirò mai il nome di questa tale! -

I presenti ripetevano a coro: Viva Maria! ... Viva Maria! ... -

La faccia dell'uomo divenne così brutta, come mai l'avevo vista; dicevo tra me: Sembra proprio la faccia del diavolo!

- Ed ora, esclamai, va' via Satana! La Madonna deve cacciarti! -

Allora feci nella mia mente la seguente preghiera, invitando i presenti ad unirsi alla mia supplica:

« O Dio, per la bontà che hai avuta nel dare all'umanità la Vergine Santissima per Madre, per il suo Immacolato Concepimento, per la sua dignità di Madre di Dio, per la sua Assunzione al Cielo, per la sua potenza quale Regina degli Angeli e dei Santi, ti prego, libera quest'uomo! »

Sull'istante l'uomo esclamò: « Viva Maria! » -

Si alzò da sedere tranquillo e sorridente, dicendo: Sento di essere leggero! ... Sono a digiuno, ma ho tanta gioia da non sentire voglia di mangiare!
CHIARIFICAZIONI

- Ed ora, gli chiesi, mi chiarisca qualche cosa. Durante il colloquio che ho tenuto con Satana, lei cosa faceva?

- Pregavo nella mia mente, invocando il Sangue di Gesù Cristo.

- Vedeva me e queste persone presenti?

- Non vedevo nessuno di voi. Vedevo qui, alla mia sinistra, staccati da voi, centinaia e centinaia di demoni, brutti brutti. Davanti a me, qui, c'era Satana, grande, con le ali come un pipistrello; l'ho visto anche in forma di dragone, cioè, di grossissimo serpente, disteso qui, con la bocca orribile e talvolta mi mordeva.

- Ha sentito me, mentre parlavo con Lucifero?

- Ho sentito nulla.

- Eppure c'è stato un dibattito interessante!

- Ma io non so cosa abbia detto. - Le spiego il fenomeno. In questa lotta con Satana lei era libero nella sua mente e poteva pregare. Il suo corpo invece era in potere di Satana, il quale si serviva della sua bocca per rispondere. Non era quindi lei che ragionava e parlava, ma era Lucifero in persona. Ormai che lei si è liberato, dopo quanto le è avvenuto, cosa potrebbe dire agli altri? - Voglio esortare tutti ad invocare spesso il Sangue di Gesù Cristo, affinchè questo Divin Sangue purifichi l'anima nostra e ci liberi da ogni astuzia del demonio. Io ne ho provato la grande efficacia. Sono in pace con il Signore; lo prego e lo amo con tutto il cuore e spero essere fedele a Lui con grande riconoscenza per la liberazione ricevuta. -

C'è da ringraziare il Signore e la Madonna del buon esito dell'esorcismo.

COMMENTI

Naturalmente, tutto finito, i presenti all'esorcismo fecero i commenti.

Diceva un professore: Avrebbero dovuto essere presenti a quanto è avvenuto ora certi professori atei! -

Un altro disse: Ma il demonio, che è intelligente, sapendo che quello che dice giova alle anime, perché l'ha detto?

- L'ha detto perché è stato costretto dalla volontà divina. - 


Da: http://libritomaselli.altervista.org/esorcismo.html

sabato 12 ottobre 2013

5° tappa: il digiuno.

 
 
Il digiuno nella vita della Chiesa
 
di don Gabriele Mangiarotti


Perché il digiuno?
 
A questa domanda bisogna dare una risposta più ampia e profonda, perché diventi chiaro il rapporto tra il digiuno e la "metanoia", cioè quella trasformazione spirituale, che avvicina l'uomo a Dio. Cercheremo quindi di concentrarci non soltanto sulla pratica dell'astensione dal cibo o dalle bevande - ciò infatti significa "il digiuno" nel senso comune - ma sul significato più profondo di questa pratica che, del resto, può e deve alle volte essere "sostituita" da qualche altra. Il cibo e le bevande sono indispensabili all'uomo per vivere, egli se ne serve e deve servirsene, tuttavia non gli è lecito abusarne sotto qualsiasi forma. La tradizionale astensione dal cibo e dalle bevande ha come fine di introdurre nell'esistenza dell'uomo non soltanto l'equilibrio necessario, ma anche il distacco da quello che si potrebbe definire "atteggiamento consumistico". Tale atteggiamento è divenuto nei nostri tempi una delle caratteristiche della civiltà e in particolare della civiltà occidentale. L'atteggiamento consumistico! L'uomo orientato verso i beni materiali, molteplici beni materiali, molto spesso ne abusa. Non si tratta qui unicamente del cibo e delle bevande. Quando l'uomo è orientato esclusivamente verso il possesso e l'uso di beni materiali, cioè delle cose, allora anche tutta la civiltà viene misurata secondo la quantità e la qualità delle cose che è in grado di fornire all'uomo, e non si misura con il metro adeguato all'uomo. Questa civilizzazione infatti fornisce i beni materiali non soltanto perché servano all'uomo a svolgere le attività creative e utili, ma sempre di più... per soddisfare i sensi, l'eccitazione che ne deriva, il piacere momentaneo, una sempre maggiore molteplicità di sensazioni.
Alle volte si sente dire che l'incremento eccessivo dei mezzi audio-visivi nei paesi ricchi non sempre giova allo sviluppo dell'intelligenza, particolarmente nei bambini; al contrario, talvolta contribuisce a frenarne lo sviluppo. Il bambino vive solo di sensazioni, cerca delle sensazioni sempre nuove... E diventa così, senza rendersene conto, schiavo di questa passione odierna. Saziandosi di sensazioni, rimane spesso intellettualmente passivo; l'intelletto non si apre alla ricerca della verità; la volontà resta vincolata dall'abitudine, alla quale non sa opporsi.
Da ciò risulta che l'uomo contemporaneo deve digiunare, cioè asternersi non soltanto dal cibo o dalle bevande, ma da molti altri mezzi di consumo, di stimolazione, di soddisfazione dei sensi. Digiunare significa astenersi, rinunciare a qualcosa.
 
Perché rinunciare a qualcosa? Perché privarsene? 
                     
Abbiamo già in parte risposto a questo quesito. Tuttavia la risposta non sarà completa, se non ci rendiamo conto che l'uomo è se stesso anche perché riesce a privarsi di qualcosa, perché è capace di dire a se stesso: "no". L'uomo è un essere composto di corpo e di anima. Alcuni scrittori contemporanei presentano questa struttura composta dell'uomo sotto la forma di strati e parlano, ad esempio, di strati esteriori in superficie della nostra personalità, contrapponendoli agli strati in profondità. La nostra vita sembra esser divisa in tali strati e si svolge attraverso di essi. Mentre gli strati superficiali sono legati alla nostra sensualità, gli strati profondi sono espressione invece della spiritualità dell'uomo, cioè: della volontà cosciente, della riflessione, della coscienza, della capacità di vivere i valori superiori.
Questa immagine della struttura della personalità umana può servire a comprendere il significato del digiuno per l'uomo. Non si tratta qui solamente del significato religioso, ma di un significato che si esprime attraverso la cosiddetta "organizzazione" dell'uomo come soggetto-persona. L'uomo si sviluppa regolarmente, quando gli strati più profondi della sua personalità trovano una sufficiente espressione, quando l'ambito dei suoi interessi e delle sue aspirazioni non si limita soltanto agli strati esteriori e superficiali, connessi con la sensualità umana. Per agevolare un tale sviluppo, dobbiamo alle volte consapevolmente distaccarci da ciò che serve a soddisfare la sensualità, vale a dire, da quegli strati esteriori superficiali. Quindi dobbiamo rinunciare a tutto ciò che li "alimenta".
Ecco, in breve, l'interpretazione del digiuno al giorno d'oggi.
La rinuncia alle sensazioni, agli stimoli, ai piaceri e anche al cibo o alle bevande, non è fine a se stessa. Essa deve soltanto, per così dire, spianare la strada per contenuti più profondi, di cui "si alimenta" l'uomo interiore. Tale rinuncia, tale mortificazione deve servire a creare nell'uomo le condizioni per poter vivere i valori superiori, di cui egli è, a suo modo, "affamato".
Ecco, il "pieno" significato del digiuno nel linguaggio di oggi. Tuttavia, quando leggiamo gli autori cristiani dell'antichità o i Padri della Chiesa, troviamo in loro la stessa verità, spesso espressa con linguaggio così "attuale" che ci sorprende. Dice, per esempio, san Pietro Crisologo: "Il digiuno è pace del corpo, forza delle menti, vigore delle anime" ("Sermo" VII: "De Jejunio", 3), e ancora: "Il digiuno è il timone della vita umana e regge l'intera nave del nostro corpo".
E sant'Ambrogio risponde così alle eventuali obiezioni contro il digiuno: "La carne, per la sua condizione mortale, ha alcune sue concupiscenze proprie: nei loro confronti ti è stato concesso il diritto di freno. La tua carne è sotto di te: non seguire le sollecitazioni della carne fino alle cose illecite, ma frenale alquanto anche per quanto riguarda quelle lecite. Infatti, chi non si astiene da nessuna delle cose lecite, è prossimo pure a quelle illecite" (S. Ambrogio, "Sermo de utilitate jejunii", III. V. VII). Anche scrittori non appartenenti al cristianesimo dichiarano la stessa verità. Questa verità è di portata universale. Fa parte della saggezza universale della vita.

E' ora certamente più facile per noi comprendere il perché Cristo Signore e la Chiesa uniscano il richiamo al digiuno con la penitenza, cioè con la conversione. Per convertirci a Dio, è necessario scoprire in noi stessi quello che ci rende sensibili a quanto appartiene a Dio, dunque: i contenuti spirituali, i valori superiori, che parlano al nostro intelletto, alla nostra coscienza, al nostro "cuore" (secondo il linguaggio biblico). Per aprirsi a questi contenuti spirituali, a questi valori, bisogna distaccarsi da quanto serve soltanto al consumismo, alla soddisfazione dei sensi. Nell'apertura della nostra personalità umana a Dio, il digiuno - inteso sia nel modo "tradizionale" che "attuale" - deve andare di pari passo con la preghiera perché essa ci dirige direttamente verso lui.
D'altronde il digiuno, cioè la mortificazione dei sensi, il dominio del corpo, conferiscono alla preghiera una maggiore efficacia, che l'uomo scopre in se stesso. Scopre infatti che è "diverso", che è più "padrone di se stesso", che è divenuto interiormente libero. E se ne rende conto in quanto la conversione e l'incontro con Dio, attraverso la preghiera, fruttificano in lui.

venerdì 6 settembre 2013

4° tappa: Il Combattimento della preghiera.

Sentiamo cosa dice il nostro Catechismo della Chiesa Cattolica



IL COMBATTIMENTO DELLA PREGHIERA
 
2725 La preghiera è un dono della grazia e da parte nostra una decisa risposta. Presuppone sempre uno sforzo. I grandi oranti dell'Antica Alleanza prima di Cristo, come pure la Madre di Dio e i santi con lui ce lo insegnano: la preghiera è una lotta. Contro chi? Contro noi stessi e contro le astuzie del tentatore che fa di tutto per distogliere l'uomo dalla preghiera, dall'unione con il suo Dio. Si prega come si vive, perché si vive come si prega. Se non si vuole abitualmente agire secondo lo Spirito di Cristo, non si può nemmeno abitualmente pregare nel suo nome. Il « combattimento spirituale » della vita nuova del cristiano è inseparabile dal combattimento della preghiera.
I. Le obiezioni alla preghiera
2726 Nel combattimento della preghiera dobbiamo opporci, in noi stessi e intorno a noi, ad alcune concezioni erronee della preghiera. Alcuni vedono in essa una semplice operazione psicologica, altri uno sforzo di concentrazione per arrivare al vuoto mentale. C'è chi la riduce ad alcune attitudini e parole rituali. Nell'inconscio di molti cristiani, pregare è un'occupazione incompatibile con tutto ciò che hanno da fare: non ne hanno il tempo. Coloro che cercano Dio mediante la preghiera si scoraggiano presto allorquando ignorano che la preghiera viene anche dallo Spirito Santo e non solo da loro.
2727 Dobbiamo anche opporci ad alcune mentalità di « questo mondo »; se non siamo vigilanti, ci contaminano, per esempio: l'affermazione secondo cui vero sarebbe soltanto ciò che è verificato dalla ragione e dalla scienza (pregare è, invece, un mistero che oltrepassa la nostra coscienza e il nostro inconscio); i valori della produzione e del rendimento (la preghiera, improduttiva, è dunque inutile); il sensualismo e le comodità, eretti a criteri del vero, del bene e del bello (la preghiera, invece, « amore della Bellezza » [N48@i"8\"], è passione per la gloria del Dio vivo e vero); per reazione contro l'attivismo, ecco la preghiera presentata come fuga dal mondo (la preghiera cristiana, invece, non è un estraniarsi dalla storia né un divorzio dalla vita).
2728 Infine la nostra lotta deve affrontare ciò che sentiamo come nostri insuccessi nella preghiera: scoraggiamento dinanzi alle nostre aridità, tristezza di non dare tutto al Signore, poiché abbiamo « molti beni », 194 delusione per non essere esauditi secondo la nostra volontà, ferita al nostro orgoglio che si ostina sulla nostra indegnità di peccatori, allergia alla gratuità della preghiera, ecc. La conclusione è sempre la stessa: perché pregare? Per vincere tali ostacoli, si deve combattere in vista di ottenere l'umiltà, la fiducia e la perseveranza.
II. L'umile vigilanza del cuore
Di fronte alle difficoltà della preghiera
2729 La difficoltà abituale della nostra preghiera è la distrazione. Può essere relativa alle parole e al loro senso, nella preghiera vocale; può invece riguardare, più profondamente, colui che preghiamo, nella preghiera vocale (liturgica o personale), nella meditazione e nella preghiera contemplativa. Andare a caccia delle distrazioni equivarrebbe a cadere nel loro tranello, mentre basta tornare al nostro cuore: una distrazione ci rivela ciò a cui siamo attaccati, e questa umile presa di coscienza davanti al Signore deve risvegliare il nostro amore preferenziale per lui, offrendogli risolutamente il nostro cuore, perché lo purifichi. Qui si situa il combattimento: nella scelta del Padrone da servire. 195
2730 Positivamente, la lotta contro il nostro io possessivo e dominatore è la vigilanza, la sobrietà del cuore. Quando Gesù insiste sulla vigilanza, essa è sempre relativa a lui, alla sua venuta nell'ultimo giorno ed ogni giorno: « Oggi ». Lo Sposo viene a mezzanotte; la luce che non deve spegnersi è quella della fede: « Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto" » (Sal 27,8).
2731 Un'altra difficoltà, specialmente per coloro che vogliono sinceramente pregare, è l'aridità. Fa parte dell'orazione nella quale il cuore è insensibile, senza gusto per i pensieri, i ricordi e i sentimenti anche spirituali. È il momento della fede pura, che rimane con Gesù nell'agonia e nella tomba. « Il chicco di grano, [...] se muore, produce molto frutto » (Gv 12,24). Se l'aridità è dovuta alla mancanza di radice, perché la parola è caduta sulla pietra, il combattimento rientra nel campo della conversione. 196
Di fronte alle tentazioni nella preghiera
2732 La tentazione più frequente, la più nascosta, è la nostra mancanza di fede. Si manifesta non tanto in una incredulità dichiarata, quanto piuttosto in una preferenza di fatto. Quando ci mettiamo a pregare, mille lavori o preoccupazioni, ritenuti urgenti, si presentano come prioritari; ancora una volta è il momento della verità del cuore e del suo amore preferenziale. Talvolta ci rivolgiamo al Signore come all'ultimo rifugio: ma ci crediamo veramente? Talvolta prendiamo il Signore come alleato, ma il cuore è ancora nella presunzione. In tutti i casi, la nostra mancanza di fede palesa che non siamo ancora nella disposizione del cuore umile: « Senza di me non potete far nulla » (Gv 15,5).
2733 Un'altra tentazione, alla quale la presunzione apre la porta, è l'accidia. Con questo termine i Padri della vita spirituale intendono una forma di depressione dovuta al rilassamento dell'ascesi, ad un venire meno della vigilanza, alla mancata custodia del cuore. « Lo spirito è pronto, ma la carne è debole » (Mt 26,41). Quanto più si cade dall'alto, tanto più ci si fa male. Lo scoraggiamento, doloroso, è l'opposto della presunzione. L'umile non si stupisce della propria miseria; essa lo conduce ad una maggior fiducia, a rimanere saldo nella costanza.
III. La confidenza filiale
2734 La fiducia filiale è messa alla prova – e si manifesta – nella tribolazione. 197 La difficoltà principale riguarda la preghiera di domanda, nell'intercessione per sé o per gli altri. Alcuni smettono perfino di pregare perché, pensano, la loro supplica non è esaudita. Qui si pongono due interrogativi: Perché riteniamo che la nostra domanda non sia stata esaudita? In che modo la nostra preghiera è esaudita, è « efficace »?
Perché lamentarci di non essere esauditi?
2735 Una constatazione dovrebbe innanzi tutto sorprenderci. Quando lodiamo Dio o gli rendiamo grazie per i suoi benefici in generale, noi non ci preoccupiamo affatto di sapere se la nostra preghiera gli è gradita. Invece abbiamo la pretesa di vedere il risultato della nostra domanda. Qual è, dunque, l'immagine di Dio che motiva la nostra preghiera: un mezzo di cui servirci oppure il Padre del Signore nostro Gesù Cristo?
2736 Siamo convinti che « nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8,26)? Chiediamo a Dio « i beni convenienti »? Il Padre nostro sa di quali cose abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo, 198 ma aspetta la nostra domanda perché la dignità dei suoi figli sta nella loro libertà. Pertanto è necessario pregare con il suo Spirito di libertà, per poter veramente conoscere il suo desiderio. 199
2737 « Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri » (Gc 4,2-3). 200 Se noi chiediamo con un cuore diviso, « adultero », 201 Dio non ci può esaudire, perché egli vuole il nostro bene, la nostra vita. « O forse pensate che la Scrittura dichiari invano: "Fino alla gelosia ci ama lo Spirito che egli ha fatto abitare in noi"? » (Gc 4,5). Il nostro Dio è « geloso » di noi, e questo è il segno della verità del suo amore. Entriamo nel desiderio del suo Spirito e saremo esauditi:
« Non rammaricarti se non ricevi subito da Dio ciò che gli chiedi; egli vuole beneficarti molto di più, per la tua perseveranza nel rimanere con lui nella preghiera ». 202
Egli vuole « che nella preghiera si eserciti il nostro desiderio, in modo che diventiamo capaci di ricevere ciò che egli è pronto a darci ». 203
In che modo la nostra preghiera è efficace?
2738 La rivelazione della preghiera nell'Economia della salvezza ci insegna che la fede si appoggia sull'azione di Dio nella storia. La fiducia filiale è suscitata dall'azione di Dio per eccellenza: la passione e la risurrezione del Figlio suo. La preghiera cristiana è cooperazione alla provvidenza di Dio, al suo disegno di amore per gli uomini.
2739 In san Paolo questa fiducia è audace, 204 fondata sulla preghiera dello Spirito in noi e sull'amore fedele del Padre che ci ha donato il suo unico Figlio. 205 La trasformazione del cuore che prega è la prima risposta alla nostra domanda.
2740 La preghiera di Gesù fa della preghiera cristiana una domanda efficace. Egli ne è il modello, egli prega in noi e con noi. Poiché il cuore del Figlio non cerca se non ciò che piace al Padre, come il cuore dei figli di adozione potrebbe attaccarsi ai doni piuttosto che al Donatore?
2741 Gesù prega anche per noi, al nostro posto e in nostro favore. Tutte le nostre domande sono state raccolte una volta per sempre nel suo grido sulla croce ed esaudite dal Padre nella sua risurrezione, ed è per questo che egli non cessa di intercedere per noi presso il Padre. 206 Se la nostra preghiera è risolutamente unita a quella di Gesù, nella fiducia e nell'audacia filiale, noi otteniamo tutto ciò che chiediamo nel suo nome; ben più di questa o quella cosa: lo stesso Spirito Santo, che comprende tutti i doni.
IV. Perseverare nell'amore
2742 « Pregate incessantemente » (1 Ts 5,17), « rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre nel nome del Signore nostro Gesù Cristo » (Ef 5,20); « pregate incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi » (Ef 6,18). « Non ci è stato comandato di lavorare, di vegliare e di digiunare continuamente, mentre la preghiera incessante è una legge per noi ». 207 Questo ardore instancabile non può venire che dall'amore. Contro la nostra pesantezza e la nostra pigrizia il combattimento della preghiera è il combattimento dell'amore umile, confidente, perseverante. Questo amore apre i nostri cuori su tre evidenze di fede, luminose e vivificanti.
2743 Pregare è sempre possibile: il tempo del cristiano è il tempo di Cristo risorto, che è con noi « tutti i giorni » (Mt 28,20), quali che siano le tempeste. 208 Il nostro tempo è nelle mani di Dio:
« È possibile, anche al mercato o durante una passeggiata solitaria, fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate ». 209
2744 Pregare è una necessità vitale. La prova contraria non è meno convincente: se non ci lasciamo guidare dallo Spirito, ricadiamo sotto la schiavitù del peccato. 210 Come può lo Spirito Santo essere la « nostra vita », se il nostro cuore è lontano da lui?
« Niente vale quanto la preghiera; essa rende possibile ciò che è impossibile, facile ciò che è difficile. [...] È impossibile che cada in peccato l'uomo che prega ». 211
« Chi prega, certamente si salva; chi non prega certamente si danna ». 212
2745 Preghiera e vita cristiana sono inseparabili, perché si tratta del medesimo amore e della medesima abnegazione che scaturisce dall'amore. La medesima conformità filiale e piena d'amore al disegno d'amore del Padre. La medesima unione trasformante nello Spirito Santo, che sempre più ci configura a Cristo Gesù. Il medesimo amore per tutti gli uomini, quell'amore con cui Gesù ci ha amati. « Tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome ve lo concederà. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri » (Gv 15,16-17).
« Prega incessantemente colui che unisce la preghiera alle opere e le opere alla preghiera. Soltanto così possiamo ritenere realizzabile il principio di pregare incessantemente ». 213
V. La preghiera dell'Ora di Gesù
2746 Quando la sua Ora è giunta, Gesù prega il Padre. 214 La sua preghiera, la più lunga trasmessaci dal Vangelo, abbraccia tutta l'Economia della creazione e della salvezza, come anche la sua morte e la sua risurrezione. La preghiera dell'Ora di Gesù rimane sempre la sua preghiera, così come la sua pasqua, avvenuta « una volta per tutte », resta presente nella liturgia della sua Chiesa.
2747 La tradizione cristiana a ragione la definisce la « preghiera sacerdotale » di Gesù. È quella del nostro Sommo Sacerdote, è inseparabile dal suo sacrificio, dal suo passaggio (« pasqua ») al Padre, dove egli è interamente « consacrato » al Padre. 215
2748 In questa preghiera pasquale, sacrificale, tutto è « ricapitolato » in lui: 216 Dio e il mondo, il Verbo e la carne, la vita eterna e il tempo, l'amore che si consegna e il peccato che lo tradisce, i discepoli presenti e quelli che per la loro parola crederanno in lui, l'annientamento e la gloria. È la preghiera dell'Unità.
2749 Gesù ha portato a pieno compimento l'opera del Padre, e la sua preghiera, come il suo sacrificio, si estende fino alla consumazione dei tempi. La preghiera dell'Ora riempie gli ultimi tempi e li porta verso la loro consumazione. Gesù, il Figlio al quale il Padre ha dato tutto, si consegna interamente al Padre, e, al tempo stesso, si esprime con una libertà sovrana 217 per il potere che il Padre gli ha dato sopra ogni essere umano. Il Figlio, che si è fatto Servo, è il Signore, il il Pantocratore. Il nostro Sommo Sacerdote che prega per noi è anche colui che prega in noi e il Dio che ci esaudisce.
2750 È entrando nel santo nome del Signore Gesù che noi possiamo accogliere, dall'interno, la preghiera che egli ci insegna: « Padre nostro! ». La sua « preghiera sacerdotale » ispira, dall'interno, le grandi domande del « Pater »: la sollecitudine per il nome del Padre, 218 la passione per il suo Regno (la gloria 219), il compimento della volontà del Padre, del suo disegno di salvezza 220 e la liberazione dal male. 221
2751 Infine è in questa preghiera che Gesù ci rivela e ci dona la « conoscenza » indissociabile del Padre e del Figlio, 222 che è il mistero stesso della vita di preghiera.

venerdì 2 agosto 2013

3° tappa: L'azione del diavolo sui corpi e sulle cose.

tratto da "La Provvidenza" di don Tullio Rotondo
 
Danni di natura fisica causati dal demonio

Il CCC parla di questa azione diabolica, come visto.
Il Vangelo parla spesso di questa azione del diavolo per quale opera in modo particolare su alcune persone: normalmente essa si distingue in : possessione , vessazione. Per la possessione il diavolo rende suo strumento la persona umana agendo e/o parlando attraverso di essa, è il caso dell’indemoniato di Gerasa di cui parla ampiamente il vangelo di s. Marco
Marco 5:1 Intanto giunsero all'altra riva del mare, nella regione dei Gerasèni.
Marco 5:2 Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo.
Marco 5:3 Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene,
Marco 5:4 perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.
Marco 5:5 Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Marco 5:6 Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi,
Marco 5:7 e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
Marco 5:8 Gli diceva infatti: «Esci, spirito immondo, da quest'uomo!».
Marco 5:9 E gli domandò: «Come ti chiami?». «Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti».
Marco 5:10 E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.
Marco 5:11 Ora c'era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo.Marco 5:12 E gli spiriti lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi».
Marco 5:13 Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l'altro nel mare.
Marco 5:14 I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto.



Marco 5:15 Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura.
Marco 5:16 Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all'indemoniato e il fatto dei porci.
Marco 5:17 Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Marco 5:18 Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui.
Marco 5:19 Non glielo permise, ma gli disse: «Va' nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato».
Marco 5:20 Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati.
Questo testo, come si può vedere contiene anche la testimonianza di una azione del diavolo su degli animali, appunto sui porci che , spinti dal diavolo annegano ; accanto alla azione sulle persone il demonio può operare anche contro le cose o gli animali sempre però per danneggiare le persone e spingerle al peccato. Cristo Signore, come si vede, permette tale azione satanica sempre però per il bene delle persone.
Un altro episodio eclatante che il Vangelo narra di possessione appare quella del ragazzo “epilettico” di cui racconta s. Marco
Marco 9:17 Gli rispose uno della folla: «Maestro, ho portato da te mio figlio, posseduto da uno spirito muto.
Marco 9:18 Quando lo afferra, lo getta al suolo ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti».
Marco 9:19 Egli allora in risposta, disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me».
Marco 9:20 E glielo portarono. Alla vista di Gesù lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava spumando.
Marco 9:21 Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall'infanzia;
Marco 9:22 anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell'acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci».
Marco 9:23 Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede».
Marco 9:24 Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità».
Marco 9:25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito immondo dicendo: «Spirito muto e sordo, io te l'ordino, esci da lui e non vi rientrare più».
Marco 9:26 E gridando e scuotendolo fortemente, se ne uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto».
Marco 9:27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò ed egli si alzò in piedi.
Marco 9:28 Entrò poi in una casa e i discepoli gli chiesero in privato: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?».
Marco 9:29 Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
Per quanto attiene invece alle vessazioni possiamo dire quanto segue . Il Vangelo parla con chiarezza di tali vessazioni allorché riferisce di malattie che il demonio causava in certe persone, guarite e lierate, poi, da Gesù. Si pensi a questo caso
Luca 13:10 Una volta stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato.
Luca 13:11 C'era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo.
Luca 13:12 Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità»,
Luca 13:13 e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Esorcisti del calibro di mons. Gemma, p. Ernetti parlano di queste vessazioni che possono riguardare il lavoro, i rapporti con altre persone, altre volte tali vessazioni consistono in fastidiosi fenomeni strani che si verificano in casa: in particolare rumori terribili e misteriosi.
In una nota della Conferenza Episcopale Toscana troviamo scritto a riguardo
Restando fermi nella convinzione di fede che il diavolo non ha potere sulla salvezza eterna dell’uomo se quest’ultimo non glielo permette, non possiamo considerare che la libertà (in particolare modo la libertà in stato di peccato) sia onnipotente di fronte alle insidie del diavolo. Quanto più una persona partecipa a simili pratiche tanto più si trova debole e indifesa. In questo senso si può supporre che gli aderenti a sette sataniche rischino di diventare più facilmente preda di realtà come la «fattura», il «malocchio», le «vessazioni diaboliche» e le «possessioni demoniache». Sia nella fattura che nel malocchio, infatti, non possiamo escludere una qualche partecipazione del gesto malefico al mondo del demoniaco, e viceversa (cfr. Conferenza Episcopale Toscana, «A proposito di magia e demonologia. Nota pastorale», 1 giugno 1994, n. 13). Di natura diversa sono le azioni straordinarie di Satana contro l’uomo, permesse da Dio per ragioni solo da Lui conosciute. Fra queste possiamo citare: disturbi fisici o esterni (basta ricordare la testimonianza della vita di tanti santi), o infestazioni locali su case, oggetti o animali; ossessioni personali, che gettano il soggetto in stati di disperazione; vessazioni diaboliche, corrispondenti a disturbi e malattie che arrivano a far perdere la conoscenza e a far compiere azioni o pronunciare parole di odio a Dio, a Gesù e al suo Vangelo, alla Vergine e ai santi; e, infine, la possessione diabolica, che è la situazione più grave, giacché, in questo caso, il diavolo prende possesso del corpo di un individuo e lo mette a suo servizio senza che la vittima possa resistere (cfr. Conferenza Episcopale Toscana, op. cit., n. 14).

S. Tommaso d’Aquino eccelso Dottore della s. Chiesa parla con estrema profondità nelle sue opere di queste azioni diaboliche con cui il diavolo arreca danni alle persone, in particolare egli parla anche dei cosiddetti malefici, cioè di opere di magia con cui viene veicolata a noi l’opera cattiva e dannosa del diavolo. Nel caso del maleficio gli uomini che lo fanno si rendono intermediari di satana in particolare per danneggiare qualcuno. Di questa azione malefica in cui l’uomo si fa intermediario di satana ne parlano molti esorcismi, in particolare il famoso vescovo esorcista mons. Andrea Gemma, il quale nel suo libro “Io vescovo esorcista” afferma precisamente l’esistenza di tali malefici. L’esistenza di tale intermediazione può essere considerata come accettata anche dal Magistero Supremo della Chiesa, in certo modo, in particolare se si vede la bolla di Innocenzo VIII datata 9-12-1444. Tale intermediazione dell’uomo rispetto all’azione di satana, si noti bene, non esce fuori dal Mistero della Provvidenza Divina, come infatti la Provvidenza permette per il nostro bene che altri pecchino o ci spingano al peccato può permettere che altri uomini si uniscano al diavolo per danneggiarci fisicamente, Dio, mentre permette tali malefici , ci dona la forza per sopportare le sofferenze che da essi sono scausate o addirittura ci dona la forza per impedire chetali sofferenze ci raggiungano.
Su questo tema è estremamente interessante il testo di presentazione del nuovo rituale per gli esorcismi, che sono le preghiere attraverso cui in particolare la Chiesa Santa Cattolica, e quindi Cristo attraverso essa, realizza la liberazione degli uomini dall’azione del demonio: liberazione dai malefici, dalle vessazioni e dalle possessioni .

 
Danni del demonio su corpi e oggetti
Con questo termine si fa riferimento alle fenomenologie di azioni visibili o percepibili, operate da Satana in particolari condizioni e circostanze. Queste si dividono in : disturbi esterni, possessioni diaboliche, vessazioni diaboliche, ossessioni diaboliche, infestazioni diaboliche e soggezioni diaboliche.
 
Disturbi esterni (sofferenze fisiche causate da Satana)
In questi casi il demonio non agisce internamente ma rimane all’esterno della persona e pertanto non sono necessarie preghiere di esorcismo. Il fenomeno presente nelle biografie di numerosi Santi mistici (San Giovanni della Croce, San Giovanni Vianney, Padre Pio da Pietrelcina, Santa Gemma Galgani) consiste in battiture, percosse, cadute di oggetti... ecc...
 
Possessioni diaboliche
La possessione è decisamente la forma più complessa e grave nella quale si possa espletare l'azione straordinaria del demonio. Comporta la permanenza continua del demonio in un corpo umano, pur essendo la manifestazione malefica dello stesso limitata a determinati momenti di "crisi". In questo caso non è detto che i disturbi dovuti alla possessione siano continui: infatti il posseduto perde il controllo di sé solamente durante quelle che potremmo definire delle "crisi" da possessione, nelle quali il Male (il demonio) agisce per mezzo del pieno controllo del corpo, delle capacità intellettive, mentali ed affettive, nonché volitive della persona posseduta.
Le manifestazioni straordinarie del demonio nella persona posseduta sono numerosissime, tutte scientificamente insiepgabili, e pertanto possono costituire un criterio per il discernimento di una vera possessione: il posseduto naturalmente denota una spiccata avversione al sacro, inoltre, può parlare lingue a sconosciute, può parlare al contrario, può rimettere dalla bocca oggetti solidi impensabili all'interno del corpo umano (bambole e pupazzi vari, chiodi, pugnali, trecce e capelli, etc…), può manifestare una forza bruta (spazzare catene di ferro),può scoprire cose nascoste e leggere nel pensiero, può levitare, e via dicendo...

 
Vessazioni diaboliche
Si tratta di forme di disturbi saltuari, che possono colpire il singolo o interi gruppi di persone; alla lunga possono tramutarsi in possessione.L'individuo a volte perde la coscienza, si comporta o parla in maniera anormale.
Le tipologie di disturbi sono le più svariate: si va dai disturbi dell'umore (arrabbiature improvvise ed immotivate..) a quelli degli affetti, nei rapporti con gli altri, a problemi sul lavoro, disfunzioni nella sfera sentimentale, tendenze ad isolarsi, fino a manie suicide...

 
Ossessioni diaboliche
La persona afflitta da un male di questo tipo ha insensati pensieri ossessivi, ma non riesce a liberarsene. Ha l'anima combattuta. La sua volontà è libera ma oppressa in gran parte da pensieri costringenti e ossessionanti. Si tratta di una serie d'inaspettati assalti che si ripetono in un lungo intervallo del tempo. L'individuo vive continuamente uno stato d'esaurimento, di disperazione, di depressione e di permanenti tentazioni di suicidio. Questi fatti ne condizionano regolarmente i sogni. Solitamente la gente ritiene che questi fenomeni appartengono al settore della psichiatria. Assolutamente comprensibile! Dobbiamo dire, però, che in alcuni casi né l'adoperarsi di uno psichiatra e né l'aiuto di un medico possono fare qualcosa, il che deve far pensare ad un'azione del Diavolo e alla sua presenza. La scienza qui è impotente. Intendere e distinguere adeguatamente lo può solamente, con la misericordia di Dio, un sacerdote che nella sua attività collabori e preghi intensivamente.
 
Infestazioni diaboliche
Si intendono disturbi che si manifestano in alcuni posti (case, uffici, negozi, coltivazioni...) o su diversi oggetti (letti, cuscini, bambole, automobili ... e non ultimi animali). Nei propri scritti, Origene dice che in questi casi all'inizio del Cristianesimo si facevano esorcismi.
 
Soggezioni diaboliche
Esprime l'atto di alleanza con Satana effettuato di propria volontà. È noto il rito dell'alleanza di sangue con il Demonio, che si realizza nel corso di una messa nera, accompagnato da tante oscenità. Questi rituali si sviluppano ancora segretamente nelle nostre città.

lunedì 1 luglio 2013

2° tappa: "L'azione ordinaria del diavolo: la tentazione".

 
Che cos’è una tentazione?
Possiamo definirla come la suggestione operata dal maligno sulla memoria e l'immaginazione umana, finalizzata a far preferire il male piuttosto che il bene, o un male maggiore di contro a uno minore, o un bene minore di contro a uno maggiore.
La tentazione è l'attività ordinaria del demonio, perché colpisce tutti gli uomini quotidianamente, ed indistintamente (il diavolo non dorme!) e mira all'allontanamento dell'uomo da Dio mediante il peccato, che lo porti alla dannazione eterna.

Normalmente il diavolo e i suoi strumenti per tentarci agiscono sulla tendenza al peccato che è radicata in noi stessi per la colpa di Adamo ed Eva, agiscono quindi sul disordine interiore causato in noi dai nostri peccati. S. Ignazio di Loyola dice a riguardo nei suoi “Esercizi spirituali” che

[327] Quattordicesima regola. Così pure il demonio si comporta come un condottiero che vuole vincere e fare bottino. Infatti un capitano, che è capo di un esercito, pianta il campo ed esamina le difese o la disposizione di un castello, e poi lo attacca dalla parte più debole. Allo stesso modo il nemico della natura umana ci gira attorno ed esamina tutte le nostre virtù teologali, cardinali e morali, e poi ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli e più sprovveduti per la nostra salvezza eterna.
L’azione del diavolo, o meglio dei vari diavoli, è personalizzata e specifica su ogni uomo, tuttavia essa può essere delineata in linea generale seguendo un testo di s. Ignazio di Loyola, che traiamo ancora dai suoi “Esercizi spirituali” denominato la “Meditazione delle due bandiere”, testo che va inquadrato nella completa dottrina che la Scrittura e la Tradizione della Chiesa ci offrono su questo tema.
[140] Primo punto. Immagino nel vasto campo di Babilonia il capo degli avversari, che siede su un grande seggio di fuoco e di fumo, orribile e spaventoso nell’aspetto.
[141] Secondo punto. Considero che egli chiama a raccolta innumerevoli demoni e poi li sparge, chi in una città chi in un’altra, per tutto il mondo, senza tralasciare alcuna regione o luogo o stato di vita, né alcuna persona in particolare.
[142] Terzo punto. Considero il discorso che egli rivolge loro, incitandoli a gettare agli uomini reti e catene; come di solito avviene, cominceranno ad attirarli con l’avidità delle ricchezze; così essi giungeranno più facilmente alla ricerca del vano onore del mondo, e infine a un’immensa superbia. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la ricchezza, il secondo il vano onore, il terzo la superbia; da questi tre scalini egli spinge gli uomini a tutti gli altri vizi.
[143] Tutto al contrario si deve immaginare il sommo e vero capitano che è Cristo nostro Signore.
[146] Terzo punto. Considero il discorso che Cristo nostro Signore rivolge a tutti i suoi servi e amici, che invia a questa missione, raccomandando loro che cerchino di aiutare tutti gli uomini: li condurranno anzitutto a una somma povertà spirituale e, se la divina Maestà così vorrà e intenderà sceglierli, anche alla povertà materiale; poi al desiderio di ricevere umiliazioni e disprezzi, perché da questi nasce l’umiltà. Vi sono perciò tre scalini: il primo è la povertà opposta alla ricchezza, il secondo l’umiliazione e il disprezzo opposti al vano onore del mondo, il terzo l’umiltà opposta alla superbia; da questi tre scalini li guideranno a tutte le altre virtù.
Dunque il demonio fa leva, secondo s. Ignazio, sull'avidità della ricchezza, sulla ricerca del vano onore, ed ifnine sulla superbia per portare l’uomo a tutti i vizi. Cioè il demonio sa, per esperienza, che dopo il peccato originale noi siamo attratti in modo disordinato dalle cose sensibili, siamo attratti in modo disordinato dal piacere e fuggiamo in modo disordinato il dolore, siamo attratti quindi dalla ricchezza cioè da ciò che ci procura il piacere ; sa che siamo attratti disordinatamente a volere l’onore da parte degli altri ; sa che siamo attratti disordinatamente a mettere noi stessi come centro assoluto e fine della nostra vita; perciò lavora precisamente su questi aspetti per farci peccare.
Sono queste le leve attraverso le quali egli agisce su di noi per spingerci a compiere quello che egli vuole.
 
Avidità per la ricchezza
 
S. Ignazio mette in evidenza sopratutto l’avidità per la ricchezza, cioè, come detto, tutto ciò che riguarda il piacere fisico; tale ricchezza include, più o meno direttamente, per contrario, ogni forma di fuga disordinata dal dolore fisico e dalla morte.
Il demonio ci tenta offrendoci (direttamente o attraverso i suoi strumenti ) ricchezza, piacere fisico, fuga dalla sofferenza in cambio della nostra disobbedienza alla Legge di Cristo Signore.Pensate all’azione del diavolo nel deserto, contro Gesù: anzitutto lo ha tentato sull’aspetto fisico, spingendolo a mangiare, a soddisfare la fame che sentiva. Pensate all’azione di tanti tiranni contro i nostri fratelli cristiani di tutti i tempi: quale arma hanno usato per spinger loro a rinnegare la fede? Spesso hanno usato le torture, spesso raffinatissime e dolorosissime; appunto perché l’uomo, ferito dal peccato, messo sotto torchio con la sofferenza o con la minaccia della sofferenza facilmente cede preferendo la tranquillità apparente nel peccato piuttosto che la sofferenza nella vita santa. Altre volte hanno usato gli allettamenti del piacere, delle ricchezze materiali. Quante persone si sono lasciate trascinare al peccato con queste tentazioni riguardanti la ricchezza e il piacere fisico. Pensiamo a Giuda, nel vangelo: ha abbandonato Gesù per il denaro. Il diavolo apparendo a s. Antonio disse che con la tentazione del piacere sensuale , in particolare di quello venereo, aveva fatto cadere in peccato molti. Chiaro è che se noi siamo veramente uniti a Cristo nella carità, nella fede, nella speranza, non cediamo alle tentazioni del diavolo e resistiamo con Cristo ad esse; pensiamo ai martiri: uniti a Cristo per la fede e la carità essi non sono caduti nella tentazione di peccare pur essendovi spinti dai loro carnefici con dolori e supplizi terribili. Se siamo uniti a Cristo noi possiamo veramente cogliere il frutto che la Provvidenza vuole realizzare in noi permettendo tali sofferenze: cioè il frutto della santità più gloriosa ed elevata.
 
La vana gloria
 
Ulteriormente il demonio , come fa notare s. Ignazio, può servirsi del nostro vano desiderio di essere onorati, di essere considerati, per spingerci ad agire fuori dell’ordine stabilito da Dio. Infatti, sempre a causa del peccato originale e degli altri nostri peccati, noi siamo diventati molto poco resistenti alle umiliazioni sicché possiamo facilmente preferire di calpestare la legge di Dio pur di essere onorati o comunque pur di non essere umiliati, disonorati, accusati come uomini malvagi, rei di gravi azioni. Si noti, s. Ignazio sembra porre questo secondo livello come una specie di continuazione del primo; in effetti l’onore implica almeno una qualche ricchezza che la persona nota in sé, ricchezza che ritiene come sua propria e per la quale vuole essere onorato, tale è la ricchezza del buon nome acquistato, è la ricchezza della buona fama, è la ricchezza della buona salute; questo secondo livello di azione del diavolo pur apparendo meno efficace per spingerci al peccato, rispetto al primo, lo può essere, in realtà, molto di più; si resiste più facilmente alla sofferenza fisica, infatti, a volte, che a quella morale causata da continue umiliazioni specie se sono ingiuste e gravemente offensive , quest’ultima infatti provoca intorno a noi un clima così ostile e a noi contrario che può divenire veramente opprimente e ossessivo, facendoci cedere al peccato. Il “buon nome” pensiamoci bene, tra l’altro, spesso impedisce di essere caritatevoli, di prestare attenzione a persone oppresse da altri, etc. ; cioè appunto per conservare l’onore presso gli altri, si evita di seguire la Via della Provvidenza che ci chiede di soccorrere chi è ingiustamente oppresso, danneggiato etc. Non per nulla Gesù dice che siamo beati quando ci insultano e, mentendo,dicono ogni sorta di male contro di noi per causa sua , Gesù, infatti, sa è difficile per noi resistere alle umiliazioni, agli insulti, alle menzogne con cui siamo accusati ingiustamente perciò ci dice che se noi resistiamo a tali persecuzioni siamo particolarmente santi e uniti a Dio e più grande è la nostra gloria in Cielo.
 
La superbia
 
Infine il diavolo fa leva sulla superbia . Riflettiamo bene: cosa è la superbia? È il contrario della umiltà per la quale noi ci sottomettiamo a Dio e ci rendiamo conto che tutto il bene che abbiamo viene da Dio. A causa del peccato originale e degli altri peccati personali, la conoscenza della nostra realtà di creature in tutto dipendenti da Dio si è ridotta e con essa si è ridotta la nostra capacità di sottomissione totale a Dio. Il demonio sa bene questo e lavora per farci avere una idea distorta di noi stessi , del mondo e di Dio, sfruttando per questo anche la nostra attrazione al piacere fisico, come detto, e all’onore; cioè il diavolo direttamente o indirettamente tende a farci sentire importanti, degni di godere del piacere, degni di onore e dunque indegni della povertà o delle accuse di altri, indegni della sofferenza, indegni ….di seguire Cristo sulla strada della Croce : così egli ha buon gioco per farci preferire il peccato alla sottrazione del piacere fisico o alla sottrazione dell’onore o all’umiliazione. La superbia, in realtà, anche se qui appare come una specie di ultimo gradino dell’azione del diavolo possiamo dire che, in certo senso è il primo, il peccato infatti ha la radice nella superbia, cioè nella nostra mancanza di sottomissione a Dio. Preferire il peccato alla povertà reale è atto di superbia, preferire il peccato al disonore è ugualmente atto di superbia perché in entrambe i casi si preferisce la propria volontà alla volontà di Dio, si preferisce ergersi dinanzi a Dio invece che sottomettersi a Lui. Dunque la superbia è alla radice del peccato ma è, intesa in certo senso, anche al culmine dell’atto peccaminoso, allorché l’uomo non pecca più per debolezza, come può accadere nel caso del piacere fisico o dell’onore, ma pecca per una perversa malizia che lo fa ritenere una specie di dio davanti a sé stesso. S. Ignazio sembra, nel testo, favorire questa ultima interpretazione, per il fatto che parla di immensa superbia, per dire che la superbia già c’è allorché si pecca, ma diventa immensa quando ci si pone come specie di dio per sé stessi, diventando incapaci di sottomettersi praticamente in tutto all’unico Dio e Signore.
 
Tutti i peccati possono essere inquadrati alla luce di queste tre leve: mentre tutta la vita spirituale può essere intesa per opposizione a queste tre leve.
Dice infatti s. Ignazio che l’azione di Cristo e dei suoi collaboratori si svolge esattamente nel in senso contrario a quella del diavolo; si svolge infatti nel senso di spingere gli uomini verso la povertà anzitutto spirituale e poi possibilmente materiale , verso il desiderio di ricevere umiliazioni e disprezzi (per Cristo) e quindi verso l’umiltà; cioè qui il s. fondatore della Compagnia di Gesù usa una terminologia particolare per delineare la vita cristiana nel suo sviluppo che culmina nella umiltà perfetta, cioè diremmo nella carità perfetta per la quale la persona, come disse Dio a s. Caterina da Siena, giunge ad amare così tanto Gesù da desiderare di essere unito a Lui in modo speciale nella sua Passione e Croce, da desiderare di soffrire con Cristo, fino a soffrire delle mancanze di sofferenza per Cristo (vedi anche Santa Gemma Galgani).

La “Meditazione delle due bandiere” che ci ha guidato, in certo modo finora , è estremamente interessante per approfondire l’azione del demonio anche per un’altra indicazione che essa ci offre : per il fatto che mette in evidenza la realtà del mondo come un capo di battaglia su cui si fronteggiano due eserciti, quello di Cristo e quello del demonio.
È bene precisare, come già messo in evidenza più sopra, che Dio è l’unico Signore e dunque Cristo Dio è l’unico Signore del mondo, satana e i diavoli sono creature di Dio, limitate.

In questa linea comprendiamo perfettamente quello che dice s. Ignazio in un altro testo degli “Esercizi spirituali

[314] Prima regola. A coloro che passano da un peccato mortale all'altro, il demonio comunemente è solito proporre piaceri apparenti, facendo loro immaginare diletti e piaceri sensuali, per meglio mantenerli e farli crescere nei loro vizi e peccati. Con questi, lo spirito buono usa il metodo opposto, stimolando al rimorso la loro coscienza con la synderesi della ragione.


Qui, come si vede, il diavolo fa leva sul piacere fisico per poter bloccare la sua preda nel peccato mortale e impedirle di uscire da tale stato.